mercoledì 27 marzo 2019

CRESCONO LE PROTESTE DEI PRIGIONIERI PALESTINESI NELLE CARCERI ISRAELIANE

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Le autorità di Tel Aviv hanno adottato nuove misure repressive nei confronti dei detenuti rinchiusi nelle sue prigioni. Decisioni che hanno provocato tensioni e scontri nelle carceri di Ofer e Ramon e del Neghev dove i detenuti hanno incendiato vari oggetti e ferito due guardie carcerarie
Il carcere israeliano di Megiddo. (Fonte foto: Haaretz)
Il carcere israeliano di Megiddo. (Fonte foto: Haaretz)
di Stefano Mauro
Roma, 27 marzo 2019, Nena News – Dalle parole ai fatti. Dopo l’annuncio di gennaio, in formato pre-elettorale, del Ministro della Pubblica Sicurezza israeliano, Gilad Erdan, su un” peggioramento delle condizioni dei prigionieri” si è passati all’attuazione di nuove misure repressive nei confronti dei detenuti palestinesi nelle carceri di Neguev, Ramon e Ofer.
In questi mesi, come denunciato dalla Ong per i diritti umani Addameer, le autorità di Tel Aviv hanno cominciato ad utilizzare nuovi “dispositivi di disturbo ad onde sonore” – considerati da diverse Ong cancerogeni – con l’obiettivo di limitare qualsiasi possibilità di contatto dei prigionieri con il mondo esterno e per oscurare i segnali di televisione e radio. Apparecchi di nuova generazione che, emettendo un continuo segnale sonoro, producono un rumore “assordante” che provoca “forti mal di testa, malattie croniche e impedisce ai detenuti anche di poter dormire” come riportato dal “Movimento dei prigionieri palestinesi”.
Un nuovo inasprimento del regime di detenzione, da parte del governo israeliano, che si va ad aggiungere alle altre forme di “tortura” già utilizzate: le continue deportazioni da un carcere all’altro, la privazione del cibo e del sonno, il divieto di poter incontrare avvocati, familiari o le limitazioni di potersi far visitare, per motivi di salute, se non per “gravi condizioni fisiche”. Limitazioni e pratiche utilizzate anche nei confronti delle donne detenute – circa una sessantina – con atteggiamenti che hanno l’obiettivo di “umiliare e mortificare la loro stessa condizione femminile”, come recentemente denunciato da Khalida Jarrar, avvocato ed esponente del Fplp. La Jarrar è stata recentemente liberata, dopo un periodo di oltre 20 mesi di detenzione amministrativa, senza, quindi, un preciso capo d’imputazione e senza la possibilità di potersi difendere davanti ad un tribunale.
In risposta all’utilizzo di questi nuovi dispositivi stanno progressivamente crescendo le proteste da parte dei prigionieri palestinesi. Lo scorso sabato due prigionieri hanno ferito due guardie carcerarie nel centro di detenzione del Neghev, il più grande carcere israeliano. Dopo qualche ora sono intervenuti i “reparti anti-sommossa delle forze speciali israeliane” che hanno ferito quasi tutti i detenuti di quel settore, oltre 250 prigionieri, ferendone 25 in modo grave.
Tensioni e scontri anche nelle altre carceri di Ofer e Ramon, dove i detenuti, in segno di protesta, hanno incendiato vari oggetti. Anche in quel caso i prigionieri hanno subito una repressione “sproporzionata e brutale da parte delle autorità israeliane”, come riportato da quotidiano palestinese online Al Hadaf.
In un comunicato congiunto il Fplp- principale forza politica della sinistra palestinese- ha dichiarato che “i detenuti sono oggetto di un attacco senza precedenti nella violazione dei loro diritti fondamentali, con pratiche che incidono sulla loro salute fisica e psicologica”. “Questo obbliga tutti i partiti palestinesi che rappresentano la Resistenza – continua il comunicato – a sostenere e affiancarsi nella battaglia dei detenuti per la loro libertà e per la loro dignità”.
Lotte che si vanno ad aggiungere ai continui gesti di ribellione, da parte della popolazione, in Cisgiordania o alla possibile escalation di questi giorni, con il rischio di un nuovo conflitto, nella Striscia di Gaza.
Il “Movimento dei prigionieri palestinesi”, di cui fanno parte tutte le principali fazioni politiche (Fatah, Fplp, Fdlp, Hamas e Jihad islamico) – forse l’unico raggruppamento, in questo momento storico, a rappresentare quell’unità nella resistenza tanto richiesta dal popolo palestinese – ha dichiarato che la repressione non “fermerà le proteste e la lotta dei detenuti nelle carceri israeliane”.
Nella loro protesta tutte le formazioni politiche palestinesi hanno invitato, lo scorso 11 marzo, le istituzioni umanitarie e le associazioni per i diritti umani, tra le quali la Croce Rossa Internazionale, ad entrare nelle carceri israeliane ed a “fare pressione sulle autorità per verificare il rispetto dei più basilari diritti dei prigionieri”. Richieste, ad oggi, rifiutate dal governo di Tel Aviv.
Come esempio dell’utilizzo delle pratiche repressive da parte dell’esercito israeliano, sta diventando virale, in questi giorni, l’arresto di un bambino palestinese di 8 anni prelevato in una scuola della Cisgiordania dalle forze di occupazione israeliane e difeso dai propri insegnanti. Nena News

Marocco / Sahara occidentale: prigioniero in sciopero della fame

26 marzo 2019      secoursrouge.org


Il prigioniero politico (gruppo Gdeim Izik) saharawi, Mohamed Bourial ha iniziato uno sciopero della fame in carcere Tiflet 2 da Mercoledì scorso per protestare contro i maltrattamenti da parte dell'amministrazione del carcere marocchino. Aveva avviato diversi scioperi della fame senza alcun risultato, tra cui uno nella prigione di Tiflet 2 tra ottobre e novembre e a Quneitra tra marzo e aprile dell'anno scorso. Le sue richieste non hanno avuto risposta dall'amministrazione generale delle prigioni, in particolare quelle riguardanti il ​​diritto al trasferimento e al trattamento dignitoso.



Mohamed BourialMohamed Bourial
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Argentina: trattato con crudeltà un prigioniero anarchico

26 marzo 2019     secoursrouge.org

Mercoledì 14 novembre, due attentati hanno avuto luogo a Buenos Aires. Al cimitero di Recoleta, la bomba è esplosa nelle mani di una delle due persone che la trasportavano. L'azione ha colpito la tomba di Ramón Falcón, capo della polizia che è stato responsabile della morte di 11 manifestanti il ​​1 ° maggio 1909 ( vedi il nostro articolo ).La persona ferita, Anahi Salcedo, è stata trasferita all'ospedale Fernández dove ha subito diversi interventi chirurgici, compresa l'amputazione di tre dita. Ha subito ferite gravi alle sue membra e al viso e tuttavia è  detenuta nella prigione di Ezeiza dal 10 gennaio. Dal momento del trasferimento dall'ospedale, le sue condizioni di detenzione sono estremamente dolorose . A causa delle sue ferite, Anahi è disabile, per esempio incapace di lavarsi. Gli sono negate le cure mediche e gli antidolorifici.


 Anahi SalcedoAnahi Salcedo
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Francia: repressione di una manifestazione antifascista a Marsiglia

26 marzo 2019       secoursrouge.org


Sabato 23 marzo, a Marsiglia, è stata organizzata una manifestazione antifascista di circa 500 persone contro l'organizzazione di estrema destra, Social Bastion. I manifestanti sono stati denunciati dagli agenti di polizia della BAC (Brigata anti-crimine). Tre membri della CGT sono stati gassati e picchiati e uno di loro è stato arrestato. Una manifestazione che ha coinvolto circa un centinaio di persone ha rivendicato il rilascio del manifestante arrestato. L'attivista, tuttavia, rimane accusato e sotto il controllo giudiziario fino al processo che si terrà il 17 settembre. Inoltre ha ricevuto il foglio di via da Marsiglia con l'obbligo di trovare un lavoro prima del giudizio.


Raduno davanti alla stazione di polizia di NoaillesRaduno davanti alla stazione di polizia di Noailles
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lunedì 25 marzo 2019

Paesi Baschi: 60.000 persone per la liberazione di 8 giovani di Altsasu

24 marzo 2019           secoursrouge.org


60.000 persone hanno manifestato questa domenica ad Altsasu per chiedere la liberazione degli 8 giovani baschi imprigionati in seguito a un conflitto con le guardie civili spagnole. La folla era tale che la città era congestionata e la marcia era iniziata in ritardo. La marcia si è aperta con i genitori dei giovani che portavano uno striscione che denunciava l'ingiustizia. Erano presenti anche molti catalani . Questa non è la prima volta che decine di migliaia di manifestanti scendono in piazza per la liberazione degli 8  ( vedi il nostro articolo ).Accusati di "terrorismo" per essersi difesi dalle provocazioni e dalle percosse attuate da due agenti in borghese in un bar della località, sono  detenuti da due anni e mezzo. L'Audiencia Nacional (Tribunale speciale di Madrid) li ha assolti dall'accusa di "terrorismo" ma ha deciso di tenerli in carcere condannandoli comunque a 13 anni di carcere ( vedi il nostro articolo ).


La manifestazione di questa domenicaLa manifestazione di questa domenica
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Filippine: un guerrigliero ucciso, altri tre fatti prigionieri

24 marzo 2019          secoursrouge.org


Un presunto collegamento con l'NPA è stato ucciso intorno 04:00 di Domenica scorsa, a Sitio Burak, mentre le truppe governative avevano invaso una base della guerriglia, dopo una lotta nell'entroterra di Iloilo.  I militari hanno recuperato documenti sovversivi, un fucile M16 e munizioni, esplosivi e bandiere del NPA e NDF.Durante lo scontro del 17 marzo, i soldati governativi hanno catturato tre ribelli NPA identificati come Ramon "Toto" Elamparo, 48 anni; Roberto "Nono" Elbao, 50 anni; e Ruperto "Bebot" Elamparo, 50 anni.



Bandiere e munizioni recuperate dall'esercito questa domenicaBandiere e munizioni recuperate dall'esercito questa domenica
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Colombia: EPL fa prigioniero un pilota e poi lo rilascia

24 marzo 2019           secoursrouge.org


Giovedì 21 marzo, Alirio Montenegro Adamez, pilota del battaglione di alta montagna dell'esercito colombiano n. 8, è stato catturato dalla EPL mentre stava viaggiando in un veicolo ufficiale all'altezza di Llanito, nel comune di Florida nel dipartimento della Valle del Cauca. L'EPL ha poi trasmesso un video del soldato in cui ha chiesto la cessazione delle operazioni anti-guerriglia nella regione in cambio della sua liberazione. Oggi l'EPL ha deciso di liberarlo e lo ha consegnato a una commissione dell'ufficio del difensore civico in Valle del Cauca.Le operazioni di ricerca erano state eseguite dall'esercito nel comune montenegrino, durante il quale sono scoppiati scontri a fuoco  con i guerriglieri. Un membro di EPL, José Alfredo Solarte Henao, detto "Escalera", è morto durante gli scontri.



Fighters of the EPL (archive)Fighters of the EPL (archive)
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Torino: udienza contro i 5 internazionalisti



"Queste persone hanno manifestato una spiccata inclinazione alla violenza e all'uso delle armi: vi è la certezza che in futuro si rendano responsabili di condotte che mettano in pericolo la nostra sicurezza". Così il pubblico ministero Emanuela Pedrotta stamattina a Torino ha motivato la richiesta di sorveglianza speciale per cinque compagni che hanno combattuto in Siria contro l'Isis a fianco delle milizie curde. «Non c’è la probabilità, ma la certezza che i cinque si potranno rendano protagonisti di condotte pericolose per la sicurezza e l’incolumità pubblica». Inoltre la Pm non manca di ricordare i precedenti penali, tutti legati alle lotte sociali e a quella contro il TAV dei 5 internazionalisti. Sempre secondo la pubblico ministero,  questi precedenti di polizia confermerebbero la volontà dei 5 di utilizzare le loro esperienze militari acquisite in Rojava, contro lo Stato, contro  il sistema.
Il dibattimento, aperto alle nove del mattino, si è prolungato sino alle 14,00 I giudici hanno tre mesi di tempo per pronunciarsi sulle richieste della procura. Non ci sarà un'altra udienza di sentenza e i 5 compagni riceveranno, ognuno di loro, singolarmente, comunicazione delle decisioni del tribunale. Fuori dal tribunale un presidio solidale di una cinquantina di persone.

Questi cinque internazionalisti sono quindi tenuti sulla graticola dai giudici del tribunale di Torino che consentono alla procura, di fatto, un ulteriore applicazione non dichiarata della sorveglianza speciale in quanto, i 5 internazionalisti, nel caso continuassero le loro lotte sociali e proletarie, sarebbero comunque oggetto di “attenzioni particolari” da parte della DIGOS  e della Procura di Torino. Insomma. La loro sorveglianza speciale è già di fatto in corso.

Per il Soccorso Rosso Internazionale, oltre a Proletari Torinesi per il Comunismo, era presenta la delegazione di Milano del Collettivo Contro la Repressione per il Soccorso Rosso Internazionale.

Onoriamo i combattenti internazionalisti del Rojava!
Sosteniamo tutti rivoluzionari che combattono per la causa del proletariato, contro fascismo e Stato borghese!


 Ilaria e Tobias liberi Nessuna estradizione per Gabriele Lunga vita in libertà ai latitanti L’11 febbraio scorso degli esponenti di estrema...