giovedì 8 giugno 2023

 

Al fianco di Alfredo . Al fianco di chi lotta 

 Un bilancio di 11 mesi di mobilitazione

L’interruzione dello sciopero della fame da parte di Alfredo Cospito (AC) il 18 aprile realizza una prima conclusione, momentanea ma vittoriosa, di questo ciclo di lotta. Vittoriosa perché a seguito di due pronunciamenti giudiziari che fanno venir meno le “ragioni” di assegnazione al 41bis per AC. Precisamente, l’assoluzione rispetto alla precedente condanna per “istigazione”(a violenza e terrorismo, tramite gli articoli pubblicati sul giornale anarchico Vetriolo), e il diniego da parte della Corte Costituzionale verso la richiesta di condanna obbligatoria all’ergastolo senza alcuna possibilità di attenuanti e con ostatività (in pratica, ergastolo effettivo). Risultato, quest’ultimo, che dovrà concretizzarsi nella futura sentenza del tribunale di Torino (e per cui è stata ora fissata la data d’inizio processo al 19 giugno), e che molto probabilmente si realizzerà poiché è proprio questo tribunale ad aver sollevato la questione di costituzionalità, rifiutandosi di applicare l’ingiunzione all’ergastolo ostativo da parte della Corte di Cassazione. La partita è dunque ancora aperta, con tempi dilatati, la scelta di AC è sicuramente quella giusta, e può concretizzarsi in una netta vittoria.

Politicamente, il tutto è frutto di questo incredibile, inatteso, movimento di lotta e solidarietà iniziato 11 mesi fa, nel giugno 2022. Tracciamone le tappe e i caratteri essenziali.

1) Una prima fase ha visto il formarsi a Roma di un’Assemblea di solidarietà, promossa dall’area anarchica più vicina ai/alle prigionieri/e , ma fin dall’inizio aperta a chiunque volesse impegnarsi in una mobilitazione che si prospettava di lunga durata. Nei fatti solo alcuni, pochi comunisti vi si sono associati. Le iniziative prese furono presidi davanti sedi istituzionali, direttamente implicate nelle decisioni iper repressive che andavano a colpire Alfredo Cospito, Anna Beniamino e Juan Sorroche. Si individuavano precisamente le istituzioni responsabili, apparato antiterrorismo e magistratura suprema, e contro di loro si lanciavano queste prime mobilitazioni. Che restavano poco partecipate, ancora limitate ai soliti ambienti già acquisiti, da anni, alla lotta contro il 41bis.

2) Dalla dichiarazione di sciopero della fame ad oltranza, da parte di AC il 20 ottobre 2022, si dà un primo salto di qualità. Nelle principali città si formano Assemblee permanenti, come quella romana, per promuovere e coordinare la lotta. Dettaglieremo più avanti la vicenda torinese, mentre quella romana prende un rilievo particolare in quanto sede dei centri di potere, verso i quali viene concentrato lo sforzo maggiore di mobilitazione. Infatti l’Assemblea di Roma era preparata a questo passaggio, dall’inizio si capisce che la scelta di AC è radicale, chi lo conosce sa che andrà fino in fondo, e in questo senso apre uno scenario inedito. Non avendo un riferimento preciso sulla sua possibile tenuta fisica, ci si pone da subito in una dinamica d’urgenza. Le iniziative diventano via via quasi quotidiane, e coordinate con collettivi e assemblee di varie altre città. Ciò dà al movimento d’insieme una cadenza molto serrata, costante. Densità e diversità di iniziative e azioni, fra cui quelle d’attacco, e in una dimensione internazionale crescente – dai Paesi europei a quelli latinoamericani.

3) Dopo un primo mese così, verso fine novembre, appaiono alcuni pronunciamenti di personalità pubbliche, articoli sui grandi giornali. Emerge il dubbio sulla stridente sproporzione fra l’entità della presunta emergenza del pericolo anarco-insurrezionalista e le conseguenti pesantissime condanne emesse, fra cui appunto l’assegnazione di AC al 41bis. Dubbi sollevati, il più sovente, senza mettere peraltro in discussione legittimità e utilità di questo regime detentivo. Ma questi pronunciamenti producono effetti a catena, la questione viene mediatizzata. E, pur insistendo sempre e solo sul lato cattivo degli anarchici (violenti e, almeno potenzialmente, terroristi) ad ogni scadenza di piazza, si crea così un dibattito pubblico. Per la prima volta il regime 41bis esce dalle tenebre di una segreta di Stato, legittimata dalla “generale” stigmatizzazione e mostrificazione dei suoi detenuti.

4) Anche grazie a questo sblocco, si allarga decisamente la partecipazione alla lotta. In particolare i settori più consistenti dell’antagonismo e del sindacalismo di base iniziano a coinvolgersi, a confrontarsi in assemblee pubbliche e manifestazioni. E si diffonde la netta percezione che questo tema, apparentemente estremo e di marginale interesse, è invece qualcosa che, nella sua gravità, fa parte dell’involuzione repressiva autoritaria andando a pesare su tutta la società subalterna, estremo deterrente di tutto un apparato legislativo, poliziesco e carcerario, puntato contro ribellioni, movimenti di resistenza e, soprattutto, contro le istanze rivoluzionarie. È così che le manifestazioni di piazza, fra novembre e dicembre si ingrossano, con punte fino a 2000 partecipanti, e che in altre di carattere generale – contro la guerra, le politiche antisociali del governo – si inserisce appieno la presenza della nostra mobilitazione, con spezzone di corteo e interventi vari lungo il percorso.

5) Al contempo emergeva sempre più la strategia di accerchiamento militare da parte del potere. In ogni occasione le forze di polizia sono equivalenti, o persino superiori, a quelle manifestanti. Con esibizione di postura d’attacco e mezzi vari di supporto. Una vera esibizione militaresca, un messaggio intimidatorio, terroristico. In poche occasioni si è tentato di forzare l’accerchiamento, invano; ma, pur con ampia distribuzione di manganellate, la risposta repressiva si è fermata al contenimento senza infierire, senza passare a pestaggi pesanti e massivi. Mentre iniziava la pioggia di denunce e altre misure di prevenzione.

6) Già da dicembre si ragiona sugli sviluppi da dare alla lotta tenendo presente il rischio mortale che incombe su AC. Elemento che condiziona molto nelle decisioni da prendere, nel tipo di dinamica da perseguire. Inoltre entra in campo la dimensione internazionale, internazionalista. Veramente potente e diffusa. Le pratiche anarchiche ne sono state certo l’anima portante, ma altre componenti vi hanno contribuito. Sia la nostra, di SRI, sia quella di gruppi di prigionieri/e legati ad organizzazioni rivoluzionarie, come gli 11 esponenti dell’area DHKP-C detenuti in Grecia. I loro interventi, contemporanei al loro stesso sciopero della fame, furono significativi e incoraggianti, stabilendo un nesso concreto sullo stesso terreno di resistenza alla tortura dell’isolamento nelle sezioni speciali, al loro uso politico volto a spezzare l’identità politica dei prigionieri/e e a spingerli alla resa.

7) Gennaio e febbraio. Sotto la crescente pressione dei movimenti, nel potere si aprono delle contraddizioni, delle incertezze, ma è al massimo livello allora che si prendono le decisioni: governo, ministro della giustizia e corte di cassazione (giurisdizione suprema) impongono la chiusura totale. Pertanto le suddette contraddizioni hanno sostenuto la speranza nel corso delle mobilitazioni, facendo intravedere una possibile “vittoria”, ragion per cui il movimento d’insieme è ancora cresciuto in quei due mesi. Lo stop, brutale, arriva il 24 febbraio con la sentenza della corte di cassazione che, in ultima istanza, aveva il potere di revoca del 41bis.

8) Sentenza percepita come vera e propria condanna a morte per AC. A quel punto si impone una svolta, obiettivo e metodo di lotta diventano il far pagare un prezzo allo Stato. Non più la ricerca di consenso e di allargamento sociale, bensì attacco nelle forme possibili. Ecco il senso della manifestazione di Torino del 4 marzo (quella definita di “guerriglia urbana”) e di altre numerose azioni sia in Italia che negli altri Paesi.

9) Ma un inatteso spiraglio si apre a metà marzo, al processo d’appello sulla condanna per “Istigazione alla violenza terrorista”, comminata anni fa ad AC e ad altri 3 compagni per articoli sul giornale “Vetriolo”. Proprio sulla base di questa condanna (peraltro minore), e quindi del ruolo di “ispiratore” e presunto “capo della FAI”, svolto da AC pure dal carcere, venne deciso il 41bis nei suoi confronti. Ora i giudici d’appello rigettano le accuse, ritenendo che il giornale resta nel campo della libertà di espressione e che non vi è prova di legame operativo con azioni specifiche, e assolvono tutti. Un passo clamoroso perché fa venir meno uno dei due fondamenti dell’assegnazione di AC al 41bis (l’altro essendo la condanna all’ergastolo per strage, che però dev’essere ancora pronunciata). Di più, viene concesso ad AC di leggere un suo documento e la sua diffusione. È la prima volta, così, che si potrà sentire esattamente la sua posizione dal dopo maggio 2022. Si riapre la partita, le mobilitazioni continuano seppur su un profilo più basso e ad un ritmo non più intenso come prima.

10) La svolta avviene il 18 aprile con il pronunciamento della Corte Costituzionale (consideriamo che nessuno pensava di arrivarci con AC vivo, dopo 180 giorni di sciopero). E il pronunciamento è davvero una vittoria: la Corte smentisce l’obbligatorietà della pena dell’ergastolo per certi reati, affermando che deve sempre essere data ai giudici la possibilità di un bilanciamento di attenuanti. In concreto nel caso specifico, attenuanti per la lieve entità dei danni (una strage senza feriti, sic!) E questo viene affermato anche in generale, non solo per il suo caso specifico, quindi è una vittoria per la battaglia nell’interesse collettivo condotta da AC contro l’ergastolo ostativo. AC interrompe lo sciopero. A questo punto è grande la possibilità che il tribunale di Torino che dovrà sentenziare su questa famosa “strage”, ritorni ad una condanna contenuta in circa 20 anni di carcere. E questo farebbe crollare l’altro fondamento del 41bis! Il processo è stato ora fissato al 19 giugno (!)

In questi ultimi tre mesi, giocati fra la pietra tombale del 24 febbraio e queste aperture inattese, in un cambio di ritmo e intensità della lotta, si è approfondito invece il dibattito sulle prospettive, sul come trasformare quanto accumulato positivamente in un movimento di ampio respiro e di lunga durata. La grande valenza dell’impostazione data da AC sta nel fatto che, basata su un obbiettivo specifico, limitato, “Fuori Alfredo dal 41bis”, ma situato nella generale critica al regime in quanto tale, all’ergastolo, all’ostatività, questa campagna è riuscita finalmente a coniugare una concretezza, che si sta realizzando, e un orizzonte ampio di carattere antagonista, rivoluzionario. È cosa rara, il successo lo conferma. Il passaggio successivo però è delicato, richiede capacità politica e di progettualità. Facendo i conti con la realtà precaria, movimentista dei collettivi che stanno gestendo la vicenda.

A Torino, come in altre città, fin dall'inizio dello sciopero della fame di AC, si è espressa la necessità di attivarsi e mobilitarsi, dando vita ad un'assemblea cittadina. Un'assemblea a cadenza settimanale, animata principalmente dalla Cassa Antirepressione delle Alpi occidentali, alla quale alcuni comunisti (fra cui i compagni del SRI) hanno partecipato attivamente cercando di portare i propri contributi, pur se in netta minoranza.
Insieme ad altri compagni comunisti della Cassa di Resistenza Territoriale si è cercato di allargare il dibattito, integrando la lotta sul 41 bis e il carcere alla generale ondata di repressione e regressione sociale: dalle condizioni di sfruttamento sui luoghi di lavoro, all’impoverimento dilagante, dalle devastazioni ambientali e saccheggio dei territori alle violenze razziste e patriarcali.
L'assemblea in alcuni momenti è riuscita ad ampliarsi, coinvolgendo altre realtà politiche, sindacali, studentesche e le diverse aree dell'anarchismo.
Unitariamente si è organizzato e partecipato a tutte le iniziative, molti e ripetuti presidi informativi nelle piazze, piccoli e grandi cortei, e manifestazioni contro il 41 bis e l'ergastolo ostativo.
Al termine dello sciopero della fame di AC, si è deciso di dare all'assemblea una cadenza mensile, la tensione è certo calata (finendo la fase dell’urgenza) ma si cerca egualmente di non interrompere i legami che si sono creati e consolidati .

Si è pensato di dare all'assemblea un carattere non solo territoriale ma anche nazionale, coinvolgendo le assemblee di altre città in un percorso di coordinamento. Un primo appuntamento è programmato verso metà giugno, per sviluppare le possibilità di unione delle lotte, che questa intensa fase di mobilitazione ha alimentato. E far sì che le energie raccolte non vadano disperse, bensì si riorganizzino proseguendo il percorso avviato e ampliando gli spazi d’azione.

A Roma si tratta di due Assemblee permanenti: la prima è quella più anarchica, composta dall’area più vicina ad AC stesso, nonché da altri fra cui pochi comunisti, noi compresi. Assemblea costituita subito, a maggio ’22, quando si capì la grave portata della vicenda, e costituita come Assemblea aperta. È questa che promuove, e praticamente da sola, la mobilitazione nei mesi fino al 20 ottobre, quando l’entrata in sciopero ad oltranza di AC scuote effettivamente molti ambienti e allarga infine la partecipazione. Anche questa Assemblea si rafforza e continua ad essere motore importante. Mentre, soprattutto da dicembre, si cominciano ad incrociare anche altre lotte, come quella degli studenti e universitari che si stanno confrontando con una repressione crescente e specifica. Si dà così una saldatura in una seconda Assemblea permanente incentrata a La Sapienza (la storica sede universitaria romana), con una partecipatissima assemblea pubblica come suo atto d’inizio. La sua caratterizzazione è, ovviamente, la giovinezza, quindi un grande apporto di energia e slancio, ma con limiti di politicizzazione per cui si sviluppa su sé stessa, sui suoi tempi di maturazione. Al contempo il carattere piuttosto identitario della prima Assemblea non facilita un percorso di convergenza. Si dà, nei fatti, un percorso parallelo e di unità in piazza, nelle scadenze, ma non oltre. Per contro si profila una vera linea di frattura con la variegata area a tendenza riformista. Questa cominciò ad aggregarsi attorno agli interventi di alcune personalità del mondo politico e intellettuale, interventi che indubbiamente servirono a rompere il muro del silenzio, della censura, ma che indicarono ovviamente un orizzonte riformatore istituzionale. Un cartello “Morire di pena” raccoglie persino deputati del PD e del partito Radicale. Ora poi è stata lanciata una proposta di Comitato contro 41bis e repressione, a iniziativa degli avvocati di AC. Comitato che viene proposto su scala nazionale, sulla base di un intento unitario attorno “un minimo comun denominatore”, che porta però nella direzione di quell’orizzonte riformista paraistituzionale. E infatti vi convergono le componenti di movimento di area”disobbediente” e fino a ex militanti prigionieri propugnatori della “soluzione politica”. Ragion per cui già è stato scontro politico in occasione della loro assemblea di convocazione, lo scorso 10 maggio.

Questa divergenza di prospettiva rinvia a questioni di contenuto, di fondo. È stato giusto, come detto prima, incentrare la lotta su un obiettivo concreto e limitato, proprio perché forse conquistabile. Ma, pur dando così forza alla lotta di lunga durata contro 41bis, ecc. pensiamo che si possano ottenere risultati concreti sul piano generale di questi regimi repressivi? Non viviamo in un’epoca di continua chiusura repressiva e militarizzante? Sul piano istituzionale non sono forse tutti i partiti attestati sulle peggiori posizioni liberticide? Non fa parte questo della generale degenerazione imperialistica, guerrafondaia e devastatrice? (d’altronde le suddette “personalità democratiche” sono poi del tutto schierate con Nato, Usa, Israele, imperialismo ENI, Leonardo, Confindustria, ecc.). Insomma, mai come oggi, tutto è collegato, tutto si tiene, e in una formula diffusa, si tratta di “guerra imperialista e guerra interna”: questo si tratta di affrontare. Su questa dimensione ci si deve situare e darsi una prospettiva di lotta e costruzione di forza di classe. Con la consapevolezza del contare solo sulle nostre forze, antagoniste e autonome di classe, in percorsi di crescita e maturazione, con salti di qualità nell’organizzazione e nella progettualità.

Va dato riconoscimento alle aree anarchiche più conseguenti di aver mantenuto questo livello, con costante pratica dell’azione diretta, rivolta non solo alla dimensione carceraria bensì al citato nesso di “guerra imperialista e guerra interna”, alla dimensione dell’oppressione e sfruttamento sociali. E questo, giustamente, ha fatto il legame con AC stesso e con i/le prigionieri/e , che lo sono proprio in quanto continuano a difendere la prospettiva rivoluzionaria. Non si è mai scaduti sul piano della semplice difesa “vittimista” e oggettivamente riformista, bensì si è affermata l’internità della questione prigionia politica allo scontro rivoluzione/controrivoluzione. Focalizzando il carattere di tortura del 41bis proprio rispetto alla pretesa estorsiva dello Stato per portare alla resa, alla capitolazione politica e ideologica, per impedire preventivamente il riaggregarsi di una tendenza rivoluzionaria in seno al conflitto di classe. Schierarsi in questo senso, e quindi con le ragioni e la continuità dell’identità rivoluzionaria (anarchica, comunista, antimperialista), è diventato il perno politico di questo movimento di solidarietà. E questo, unitamente all’altro obiettivo posto, quello contro l’ergastolo e l’ostatività, ha permesso di fare il legame con i/le prigionieri/e da più di 40 anni. Qui vanno ricordati i gesti di solidarietà espressi da alcuni di loro verso AC, con una fermata all’aria e una battitura, con lettere. È molto importante mantenere e sviluppare questo nesso di contenuti e di referenti, appunto come prospettiva immediata nei prossimi mesi.

IL SRI, in tutto questo, si è mosso dignitosamente, con interventi caratterizzanti che hanno contribuito a tenere salda la prospettiva di cui parliamo. Ma, mancando di sufficiente consistenza locale, questo avviene in virtù della credibilità del SRI in quanto presenza internazionale e per la storia militante (e in questo senso son state significative le iniziative intraprese in contemporanea in alcune città europee). Ma organizzativamente non si fa ancora un salto e questo anche per la buona ragione che le citate Assemblee assorbono le energie disponibili e in una pratica di tipo orizzontale che esclude la presenza di strutture politiche. Fa eccezione la recente Rete di collettivi e comitati di lotta a Roma che, basandosi appunto su precisi collettivi e di impostazione comunista, dà spazio alle entità costituite. Sicché aderendo alla Rete, abbiamo elaborato e firmato insieme alcuni volantini e un manifesto. Una realtà che, peraltro, partecipa al fronte con le citate Assemblee. Un’evoluzione, fianco a fianco, che promette bene. La prospettiva che vediamo è proprio nel senso di un fronte di classe, di unità nelle diversità, ma su una base chiara di autonomia e ostilità verso il campo istituzionale, tanto più in questa fase in cui questo tenta in tutti i modi di irreggimentare la società nella sua spirale guerrafondaia e militarizzante.

maggio 2023

Proletari Torinesi per il Soccorso Rosso Internazionale (Torino e Roma)


Brevi valutazioni in ordine alla campagna a sostegno dello sciopero della fame del compagno Alfredo Cospito                         (20 ott 2022 - 19 apr 2023)

Come CCRSRI abbiamo aderito attivamente alla campagna in sostegno alla lotta di Alfredo Cospito, in sciopero della fame dal mese di ottobre 2022 contro il regime di 41 bis e l'ergastolo ostativo.     

 La campagna, promossa e coordinata a Milano dall'"Assemblea cittadina contro il 41 bis e l'ergastolo ostativo", ha fatto propri i contenuti del compagno detenuto per dare voce alle sue richieste (abolizione per tutti del 4regime di 41bis e dell'ergastolo ostativo) organizzando varie iniziative, tra cui manifestazioni, presidi, sit in e dibattitti, così come è avvenuto in molte altre città italiane ed estere. 

Questa lotta, durata oltre sei mesi, è stata importante perché ha messo in evidenza come la misura del 41 bis è l'apice di uno strategia della stato che ha l'obiettivo di annientare i detenuti e nel caso dei rivoluzionari prigionieri vuole distruggere la loro identità politica e il loro percorso politico cercando anche di colpire la loro resistenza e la determinazione a continuare la lotta rivoluzionaria, Inoltre il 41 bis è un deterrente verso le lotte e le avanguardie che lottano all'esterno per dissuaderle a intraprendere dei percorsi rivoluzionari. 

Un merito della lotta di Alfredo Cospito è stato quello di mettere in luce la questione del regime di 41 bis e in particolare la presenza di alcuni rivoluzionari prigionieri rinchiusi in questo regime, mentre l'opinione pubblica è stata sempre indotta ad associare questo regime ai detenuti della malavita organizzata. 

In questi mesi, a seguito delle richieste avanzate dagli avvocati del compagno, ci sono state diverse sentenze che però hanno confermato la sua permanenza in regime di 41 bis. Ciò ha puntualmente creato un impulso e un allargamento, anche a componenti riformiste, delle mobilitazioni che così via via si sono rafforzate. 

Come CCRSRI, in un'ottica di "fronte comune", abbiamo partecipato attivamente con i nostri contenuti (contro il 41 bis, a sostegno dei rivoluzionari prigionieri, contro la repressione, contro la guerra imperialista) alle iniziative organizzate durante la campagna cercando di colmare quella che secondo noi è una lacuna emersa durante la mobilitazione, almeno a Milano, ovvero la tendenza a focalizzare l'intervento solo sulla vicenda di Alfredo Cospito, escludendo quasi completamente gli altri tre rivoluzionari prigionieri delle BR-PCC in 41 bis. Questo, pur se lo sciopero della fame è oggettivamente una forma di lotta autolesionista che noi critichiamo in quanto, e il caso Cospito secondo noi lo dimostra, presta il fianco a una logica prettamente vittimista e difensiva. 

Il 19/4/2023, dopo una sentenza della Corte Costituzionale che ha aperto uno spiraglio ad un eventuale riduzione della pena e conseguentemente un alleggerimento delle condizioni carcerarie, il che potrebbe costituire un riferimento giurisprudenziale anche per altri casi, il compagno dopo 181 giorni ha deciso di interrompere lo sciopero della fame. 

Rispetto agli obiettivi perseguiti dal compagno con lo sciopero della fame proclamato ad oltranza ci preme precisare che il regime di 41 bis è rimasto invariato per tutti i detenuti politici e non. 

Inoltre constatiamo che l'interruzione dello sciopero della fame da parte del compagno detenuto ha determinato un'inevitabile arretramento della mobilitazione contro il 41 bis, mentre sarebbe necessario rilanciare e sviluppare un'azione costante contro il 41 bis e per la solidarietà nei confronti dei rivoluzionari prigionieri.

maggio 2023

CCRSRI - Collettivo Contro la Repressione per il Soccorso Rosso Internazionale  (Milano)                

sabato 31 dicembre 2022

 31 dicembre, ancora una manifestazione oggi contro il 41bis e per  il compagno Alfredo Cospito. 72 giorni di sciopero della fame, due mesi e mezzo di mobilitazione crescente che, finalmente, hanno bucato la cappa di piombo che grava su questo inferno carcerario, sotto cui il potere vorrebbe schiacciare, annientare militanti rivoluzionari/e e una consistente parte di detenuti mostrificati ad arte, usati come caprio espiatorio sociale.  Il compagno Alfredo ha deciso sin dall'inizio di dare alla sua lotta un carattere generale, offerta alla causa comune sia di lotta contro "queste abominazioni repressive dello Stato" - regime 41bis e ergastolo ostativo (cioè effettivo) - sia di contributo alla lotta rivoluzionaria. Non è stata cioè una scelta dettata da disperazione, una suicidaria rinuncia alla vita (come sempre il potere mistifica queste scelte), bensi un atto di resistenza e di libertà al massimo livello possibile.  E proprio questa determinazione, questo coraggio, questa generosità rivolta a tutti gli/le oppressi/e dalla repressione e al movimento rivoluzionario nel loro insieme, ha fatto si che si estendesse una solidarietà notevole, che attorno all'area anarchica si aggregassero altri settori militanti, che tutti insieme ci si sia fatti carico di una mobilitazione continua e intensa.  Si è capita l'importanza della posta in gioco.  Che non è solo il 41bis ma tutta la repressione antiproletaria e controrivoluzionaria in atto, da molti anni sempre piu' pesante. Dalla blindatura di tutte le manifestazioni e scioperi autentici, all'arresto per reati associativi come l'"associazione a delinquere" verso comitati di lotta e sindacati di base, la trasformazione dello sciopero in delitti come l'"estorsione", "violenza privata", fino al famigerato articolo del codice fascista "devastazione e saccheggio" (imputazione certo appropriata per capitalismo e imperialismo!), fino alle violenze poliziesche sistematiche nelle carceri (la strage di 14 detenuti in rivolta nel marzo 2020, nei cpr e lager italo-libici, contro operai/e e studenti, ecc. Lottare contro il 41bis e l'ergastolo ostativo vuol dire resistere sulla barricata piu' avanzata, vuol dire contrastare, magari far arretrare la macchina repressiva nel suo insieme.  E vuol dire costruire, sviluppare legami solidali fra componenti proletarie e rivoluzionarie, la cosa piu' preziosa per i tempi a venire!  

IMPEDIAMO L'ASSASSINIO DEL COMPAGNO ALFREDO COSPITO!

CHIUDERE LE SEZIONI 41bis! ABOLIRE L'ERGASTOLO OSTATIVO!

FRONTE UNITO DI CLASSE CONTRO TUTTE LE REPRESSIONI!


Pubblichiamo di seguito qualche documento significativo dei passaggi di questa vicenda. Quello che segue è frutto di una convergenza fra il SRI e alcuni Collettivi di quartieri romani e Viterbo, alcuni di provenienza storica dall'Autonomia Operaia, e comunque comunisti. Questo proprio a testimoniare la buona unità di Fronte che si sviluppa insieme al movimento anarchico.  La manifestazione del 17 dicembre fu un successo in quanto la nostra mobilitazione entro' a pieno titolo in quella giornata di sciopero e manifestazione dei sindacati di base.  Strade e muri ne portarono i segni (fra cui il nostro manifesto).

IMPEDIAMO L’ASSASSINIO DEL COMPAGNO ALFREDO COSPITO!

CHIUSURA DELLE SEZIONI CARCERARIE 41bis PER TUTTI/E!

La battaglia ingaggiata dal compagno anarchico Alfredo Cospito ha dato avvio ad una mobilitazione di notevoli proporzioni, e a livello internazionale. La sua è stata una dichiarazione di sciopero a oltranza, fino alla morte. Proprio perché militante rivoluzionario che ama la vita e la libertà, di fronte a questa totale negazione di vita che gli viene imposta con il regime carcerario 41bis, ha deciso di portare la lotta fino all’estremo. Facendone una battaglia per tutti/e, per la causa comune, contro la barbarie di Stato, contro la repressione sotto tutte le sue forme, e per la lotta rivoluzionaria. Una lotta cui ha continuato a contribuire con determinazione pure in questi 10 anni di prigionia già nelle sezioni di alta sicurezza. Ora si sono uniti in questo sciopero della fame altri prigionieri/e anarchici/e: Ivan Alocco, Anna Beniamino, e Juan Sorroche (che ha smesso dopo un mese).

Egualmente i/le prigionieri/e delle Brigate Rosse-PCC da 17 anni resistono in questo feroce regime detentivo, rifiutando la resa e la collaborazione che lo Stato vuole estorcere. Nadia Lioce, Roberto Morandi, Marco Mezzasalma, mentre Diana Blefari è stata “suicidata” nel 2009. Infliggere sofferenza per ricattare e ottenere un risultato è esattamente questa la definizione di tortura. Dai tempi della “santa Inquisizione”! E altri/e 16 militanti delle BR sono ancora in sezioni di “alta sicurezza” da 40 anni, sempre perché rifiutano la resa! Questo è quello che avviene nelle carceri italiane. E qui vogliamo soprattutto dire quanto è grande e generosa la resistenza di questi/e prigionieri/e: con la loro vita difendono l’idea rivoluzionaria, sostengono la possibilità e la necessità della rivoluzione nell’interesse di tutto il movimento di classe, del proletariato, dei popoli oppressi. Sono dei combattenti, parte viva e pulsante della tendenza alla liberazione sociale, dalle catene di questo immondo sistema di sfruttamento.

L’escalation repressiva, messa in atto dai governi successivi, arriva al parossismo ora che ci hanno trascinato pure nella spirale di guerre imperialiste. Dall’Ucraina al Medio Oriente, all’Africa, i predoni di sempre, cioè le potenze imperialiste associate nella Nato, invadono, devastano, saccheggiano. E criminalizzano ogni popolo o movimento che resista al loro imperialismo, denigrandoli, mostrificandoli. All’interno operano con lo stesso metodo, siamo arrivati al punto che dei sindacati di base e i comitati di lotta per la casa vengono accusati di essere “associazioni a delinquere” e gli scioperi da loro condotti o le azioni di solidarietà trasformati in reato di “estorsione”! Mentre gruppi rivoluzionari e movimenti di resistenza (come il Notav o i migranti) vengono continuamente minacciati con l’imputazione di “terrorismo”.

La storia ha dimostrato, e dimostra, che le stragi, il terrorismo sono praticati dagli Stati, è nella loro logica di dominio, sociale e coloniale. I movimenti rivoluzionari proletari, invece, praticano la lotta armata contro le istituzioni dominanti e le elite dello sfruttamento. E così è nel caso degli anarchici oggi al centro di questo accanimento repressivo. Vengono accusati di “strage politica” per delle azioni di danneggiamento di strutture statali, senza il minimo ferimento. Condannati per ciò dallo Stato che le stragi le ha fatte davvero, causando la maggior parte di morti e feriti degli “anni di piombo”(stazione di Bologna, ecc) e, naturalmente, nella completa impunità dei suoi sgherri e generali.

Al di là delle differenze, non si tratta di parteggiare per la Federazione Anarchica Informale o per le Brigate Rosse, dobbiamo riconoscere che esse sono parte viva e coraggiosa del nostro campo proletario. La lotta rivoluzionaria sarà sempre necessaria, pur con tempi e modi diversi, per arrivare all’orizzonte della liberazione sociale, scardinando le catene di questo sistema marcio e criminale. Quindi solidarietà a tutti/e resistenti/e colpiti dalla repressione e così ai/alle rivoluzionari/e sottoposti a quella più feroce del 41bis e dell’ergastolo ostativo (effettivo). Da settimane le iniziative solidali sono moltissime, in tante città, anche europee e nel mondo. Infatti la portata di questa lotta è pure internazionalista, collegandosi ad altre lotte in corso da parte di prigionieri rivoluzionari, dalla Grecia alla Turchia, dall’Egitto all’India, e altre ancora. Al loro imperialismo opponiamo il nostro Internazionalismo!

Partecipiamo a questa settimana decisiva per le nuove sentenze contro Alfredo Cospito e prepariamo una scadenza internazionale il sabato 17 dicembre

FRONTE UNITO DI CLASSE CONTRO TUTTE LE REPRESSIONI! SOLIDARIETA’INTERNAZIONALE PER LA RIVOLUZIONE!

Soccorso Rosso Internazionale - Comitato di Lotta Quadraro/Nido di Vespe -        Comitato di Lotta Villa Gordiani - Comitato di Lotta Viterbo -                                          Classe contro Classe 

3 dicembre 2022






Riportiamo ancora un post pubblicato in pagina fb su questa data capitale per lo scontro di classe in Italia.  Un significato pienamente in corso nelle vicende attuali. 

12 dicembre, il terrorismo di Stato!

Questa data è ormai scolpita nella Storia a rappresentare ciò di cui la classe dominante e il suo Stato sono capaci pur di perpetuare il proprio potere. La strage di pazza Fontana, 16 morti, e l’assassinio in questura del compagno Giuseppe Pinelli , nonché il linciaggio mediatico e l’incarcerazione per alcuni anni di Pietro Valpreda e altri anarchici. Il tutto orchestrato, ai più alti piani, da ufficiali dei corpi repressivi e magistrati, sotto la direzione della cupola democristiana e dei loro padrini, NATO e CIA. I fascisti, esecutori finali, gli utili idioti da scaricare al caso necessario (ma anche essi beneficeranno di ampi margini di impunità e trattamenti carcerari molto blandi).

E mentre questo scenario di guerra interna verrà replicato tante volte lungo tutto il ciclo di scontro di classe degli anni70/80 , sempre nella più oscena complicità di apparati statali e imperialisti e nella garantita impunità, venivano scatenate le peggiori armi repressive contro il nostro movimento rivoluzionario: carceri speciali, infernali, esecuzioni per strada e tortura. Oggi ancora 16 militanti delle Brigate Rosse sono in carcere da allora, da 40 anni! Una guerra interna da cui la borghesia non torna più indietro. Quando la situazione sociale, le tensioni si aggravano (come in questi ultimi anni di crisi “globale”), riattivano questo loro arsenale, anzi lo incrementano. Siamo arrivati così all’uso del regime carcerario 41bis e dell’ergastolo ostativo contro il compagno anarchico Alfredo Cospito, per un’azione esplosiva che non ha fatto nemmeno un ferito! E tre militanti delle BR-PCC resistono in 41bis da 17 anni. Nel frattempo il generale dei servizi segreti Gianadelio Maletti, depistatore di piazza Fontana, cioè stragista(!) passeggia in parlamento con i suoi camerati (ed è solo un esempio fra i tantissimi che si possono fare).

Terrorismo di Stato contro Rivoluzione proletaria, questo lo scontro, questa la barricata. Loro non hanno mai smesso. Ai/alle militanti del proletariato il ritrovare la forza per sostenere questa barricata. La liberazione sociale, e dei nostri/e prigionieri/e passa di qui.



venerdì 16 settembre 2022

 

In india come in Kurdistan

Si parla ben poco di quello che succede in India, eppure un processo rivoluzionario di grandi dimensioni tocca circa un terzo di territori e popolazioni di questo “subcontinente”. La guerra popolare, condotta dal Partito Comunista d’India (Maoista) affonda le sue radici nella lunga storia di rivolte, dai tempi di quella dei cosi detti Naxaliti (1967).E’ una storia, un’attualità fatta di lotta per la liberazione sociale dal doppio sfruttamento, dei capitalisti (oligarchi) locali e dell’imperialismo (due secoli di dominio della monarchia britannica, particolarmente feroce). Un processo di liberazione che si fa strada quindi armi alla mano. Esattamente come in Rojava e in tutto il Kurdistan. Le pratiche sociali sviluppate nei territori liberati sono simili: egualitarismo, emancipazione delle donne, istruzione e strutture sanitarie gratuite di massa, forme comunitarie di vita, superamento delle divisioni etniche e nazionali, internazionalismo proletario.


Per tutto cio’ sono tanto odiati e aggrediti, la repressione diventa guerra interna. La lista degli orrori perpetrati da regimi che si possono senz’altro definire fascisti, è senza fine e gode della piu’ vile copertura da parte dell’imperialismo occidentale. In particolare è molto pesante l’uso di armi chimiche, gas e, ultima aberrazione tecnologica, dei droni assassini. Cosî come l’impiego di orde mercenarie, di ispirazione nazista o jihadista, o mafiose. Purtroppo non c’è nulla di nuovo (e qui in Italia dovremmo aver capito la lezione dai tempi delle connessioni del terrorismo di Stato, che univa fascisti, mafiosi, sbirri, sotto la direzione di servizi segreti e Nato), ma è la scala, la dimensione di questi vecchi fenomeni ad aumentare ancora. Si pensi solo che in India i/le prigionieri/e rivoluzionari/e sono circa 10.000, e diverse migliaia lo sono fra Turchia e Kurdistan.


Oggi siamo in piazza all’appello del PCI(maoista) e del Comitato Internazionale di sostegno alla Guerra Popolare in India, in solidarietà con le rivendicazioni elencate nel loro appello, fra cui le condizioni di prigionia e contro l’uso di armi chimiche e droni. Obiettivi che si apparentano a quelli delle Forze Rivoluzionarie di Kurdistan, Turchia e Siria. E’ una settimana di mobilitazione internazionale.


Internazionalismo utile anche rispetto alle nostre condizioni interne: lottare contro lo sfruttamento bestiale che grava sui proletari immigrati (fra cui i molti indiani nell’Agro Pontino), contro lo stato di segregazione loro imposto con violenza razzista e repressione.

E ancora, è utile per affermare le ragioni rivoluzionarie ovunque. Lo sprofondamento in crisi globali devastanti, pandemica-sanitaria, climatica e ora bellica, rende vane le illusioni riformiste e istituzionali. Non sarà per le vie della ragione che si potrà smuovere il sistema piu’ criminale che abbia mai dominato il mondo, la storia umana.


Solidarietà attiva e politica con i movimenti rivoluzionari, di liberazione, con prigionieri/e, con il proletariato di tutte le provenienze.

Su queste basi puntare a costruire le nostre forze per avviare un processo rivoluzionario e internazionalista anche qui nei paesi imperialisti.


Roma 17 settembre 2022


Per contatti: RiseUp4Rojava, raccolta fondi per maschere antigas a sostegno dei combattenti – e il sito del Soccorso Rosso Internazionale, rhi-sri.org


 



domenica 24 luglio 2022

 

PIACENZA, SABATO 23 LUGLIO


Una grande giornata di lotta. Alcune migliaia di manifestanti sono giunti a Piacenza da varie città per questa scadenza nazionale che concludeva una settimana di scioperi spontanei, uno sciopero generale indetto dal sindacalismo di base, e numerosissimi presidi davanti a palazzi governativi. Una settimana che ha visto, infine, un’unità di tutte le sigle del sindacalismo di base e Comitati di lotta come quello della GKN di Firenze, del Movimento 7 novembre dei disoccupati di Napoli, dei NoTav, e di tanti gruppi militanti, studenteschi in particolare, nonché politici.

Il tutto è provocato dall’estrema gravità dell’operazione repressiva in corso: si criminalizzano anni di scioperi e picchetti (agli atti giudiziari se ne elencano dal 2014 al 2021) trasformandoli in atti volti ad “estorcere” miglioramenti aggiuntivi ai contratti nazionali di categoria, volti a strumentalizzare la conflittualità per “far soldi” a favore delle “associazioni a delinquere” costituitesi in seno ai due sindacati, SI Cobas e USB. Cioè la sostanza stessa della lotta sindacale, operaia diventa un atto delinquenziale se pretende di andare oltre il quadro stabilito fra padronato, sindacati collaborazionisti e governo! Accuse che sul piano giuridico sono pesanti, prevedono anni di carcere.

Un’operazione di tale gravità è chiaramente imbastita ai piani alti del potere, e ne annuncia altre: l’orizzonte è l’autunno, le tensioni sociali che si accumulano con l’avanzante impoverimento di massa e le crisi sistemiche, climatica, sanitaria e bellica. Lo Stato cerca di reprimere preventivamente il propagarsi di lotte e movimenti di massa.

Diffusa è la percezione di essere entrati in uno “stato di guerra” permanente. La repressione è, percio’, la guerra interna contro il nemico di classe. Peraltro, altro fatto grave, giorni fa è scomparso in un cantiere in Sicilia un operaio militante, Daouda Diané e, vista la pratica storica dei padroni mafiosi, c’è da temere il peggio. Insomma, un altro tipo di violenza borghese che concorre a questo “stato di guerra”.

La consapevolezza di queste realtà alimenta la coscienza di classe, la prospettiva che si deve contare solo sulle nostre forze, che i margini di mediazione sono inconsistenti e che l’unica possibilità sta nello sviluppare il nostro campo proletario. Per questo, anche, la grande unità di questi giorni, il fronte di classe invocato da tutte le componenti, sono passi in avanti importanti.

La solidarietà con i compagni arrestati, la lotta per la loro liberazione, possono crescere solo insieme alla nostra organizzazione di classe autonoma, allo sviluppo del rapporto di forze.

LE LOTTE OPERAIE NON SI PROCESSANO !

ASSOCIAZIONE A DELINQUERE SONO STATO E PADRONI !





martedì 1 febbraio 2022

 

GENNAIO 1982, 40 ANNI FA.

All’apice dello scontro di classe degli anni 70, le Brigate rosse condussero ancora l’operazione Dozier (un comandante NATO in Europa, un massacratore in Vietnam). La sua liberazione avvenne grazie all’uso sistematico della tortura, che il governo aveva autorizzato da molti mesi ormai, contro i militanti catturati. La decisione era stata drastica: soluzione alla sudamericana ! Già anni di carceri speciali/infernali (inaugurate nel 1977) avevano dispiegato una violenza di Stato scientifica, sistematica. Su questo s’innestò l’ulteriore salto terroristico, con tortura e omicidi mirati nelle strade. Altro che vittoria con “lo stato di diritto” e la Costituzione in mano .. Nel vivo di quegli eventi diversi organismi di lotta parteciparono alla formazione di un Comitato nazionale contro l’uso della tortura, avviando una precisa opera di controinformazione, fino alla pubblicazione di un libro che documentava “La tortura in Italia”.

Durante tutto il 1982 questo scontro continuò, virulento, e purtroppo il movimento di classe non riuscì più a reggere l’urto, cominciò a disgregarsi. Pesavano anche il contesto internazionale, con l’offensiva neoliberista repressiva e guerrafondaia, ovunque, la collaborazione della “sinistra” riformista fino alla sua completa integrazione. E, certo, i limiti, gli errori del nostro campo, ma quale rivoluzione non passa per un lungo e tortuoso percorso?

Ma quel filo rosso, della continuità, non si spezzò. Da allora gruppi di militanti, dentro e fuori dalle carceri, resistono. La lotta per la liberazione sociale continua in varie forme. E i momenti alti, come quegli anni, restano latenti, linfa vitale per ritrovare la via rivoluzionaria. Vogliamo perciò ricordare questo “anniversario” di 40 anni non per la ferocia repressiva, per una sconfitta momentanea (per quanto pesante), vogliamo ricordare i 40 anni di carcere sostenuti con onore e dignità da diversi/e compagni/e a difesa della rivoluzione! Fra loro, almeno un nome: Cesare Di Lenardo, giovanissimo operaio friulano, partecipe dell’operazione Dozier, che affrontò eroicamente quei giorni di tortura, e fece scoppiare pubblicamente il caso. Il suo coraggio, la sua coerenza arrivano all’oggi, fanno risplendere la bandiera rossa sull’infamia del terrorismo di Stato.

*“La tortura in Italia” si può consultare in pdf nell’ archivio de larossaprimavera.org, fondo Paola Staccioli.











 MASCHERE ANTIGAS PER LA GUERRIGLIA IN ROJAVA 

Una delle attuali potenze facente parte del circo “democratico” G20 e pilastro della NATO è in realtà un ben noto regime fascista, quello turco. Un regime che governa col terrore, declinato con vari mezzi, fra cui una sistematica violenza genocida contro il popolo curdo e altre minoranze etniche, nonché contro le organizzazioni proletarie. 

Da molti anni però si trova a fronteggiare una resistenza eroica e tenace, multietnica e internazionalista, guidata dalle forze curde, dalle loro storiche organizzazioni rivoluzionarie di liberazione. In Rojava, in particolare, gran parte del territorio è stato liberato e vi si sviluppa una concreta e ricca esperienza di autogoverno e trasformazione sociale. Proprio ciò che odiano non solo i fascisti turchi ma anche le potenze imperialiste. Ed ecco che queste ultime hanno aperto la strada all’invasione del Rojava, nel 2018 ad Afrin, coprendo gli ennesimi crimini e stragi perpetrate, fra l’altro, con l’ausilio delle orde jiahdiste (da sempre finanziate e armate segretamente). 

L’ultima nefandezza è l’impiego di gas bellici per colpire combattenti e popolazione rifugiata nei tunnel, costruiti appositamente per resistere ai bombardamenti aerei. Uso dei gas e altre armi chimiche che sono pure vietate dalle Convenzioni internazionali ma, si sa, le “democrazie” autoelette e i loro sgherri si permettono di tutto, tanto sono loro stessi giudici e gendarmi mondiali.

 Quello che succede in Medio Oriente e Maghreb ha un impatto diretto e importante in Europa. Sappiamo l’involuzione repressiva razzista che ha informato gli Stati europei, nel doppio senso di un governo militarizzato del proletariato migrante e nella diffusione del veleno nazionalista e suprematista bianco. La crisi pandemica ha inasprito ancor più questa gestione economico-sociale, siamo dentro un vortice di barbarie capitalistica, dove la condizione lavorativa viene sempre più disciplinata in termini coercitivi, di ricatto permanente. Fabbrica e galera tornano a confondersi.. In piena pandemia non hanno fermato certo la produzione e nemmeno le spedizioni militari. Nel PNRR stesso è previsto un aumento secco delle spese militari. Per fare cosa? Altro che sanità pubblica..piombo ai popoli! Quello che fanno in Libia, Iraq, Siria, Sahel, Afghanistan,ecc. è evidente!!

 I movimenti che oggi contestano e resistono a questa barbarie – i giovani di FFF, il nuovo movimento operaio (facchini, GKN), il movimento femminista - devono anche rendersi conto che nessun cambiamento sarà possibile pacificamente. La rivoluzione in Rojava ne è la dimostrazione vivente. Dobbiamo imparare da loro, interagire, costruire insieme una prospettiva. Come loro ci dicono, la rivoluzione in Rojava è per l’umanità intera, così come la sconfitta del fascismo turco. L’internazionalismo è un interesse molto concreto per tutti i popoli! 

Il loro apporto è preziosissimo e possiamo cominciare con la solidarietà. Sulle orme di quella splendida dei volontari internazionalisti che, a centinaia, sono accorsi a contribuire allo sforzo di guerra. E, sovente, al prezzo della propria vita, come Tekoser Orso, Ivana Hoffman, Anna Campbell e tante/i altre/i. Oggi possiamo contribuire concretamente a raccogliere fondi per questi mezzi di autodifesa essenziali, le maschere antigas. La campagna iniziò già un paio d’anni fa e molte centinaia di maschere sono arrivate al fronte. Ma la richiesta continua ed è impellente.

 Recentemente sono state tenute iniziative per raccolta fondi, a Roma e a Cuneo- un concerto e un meeting benefit - con buona riuscita. Continuiamo, allarghiamo il fronte della solidarietà internazionalista!

 Inoltre potete contattarci sulle pagine fb e sui siti: proletaritoperilsri.blogspot.com ccrsri.wordpress.com                                                                      

gennaio 2022

 Soccorso Rosso Internazionale






 

 Ilaria e Tobias liberi Nessuna estradizione per Gabriele Lunga vita in libertà ai latitanti L’11 febbraio scorso degli esponenti di estrema...